Devo saper leggere le note per suonare il pianoforte?
No, il pianoforte si può suonare bene, e per tutta la vita, senza leggere una sola nota. C'è chi va a orecchio da sempre, chi si arrangia benissimo con le sigle stampate sopra le parole di una canzone, chi impara guardando un video. C'è però una domanda che conviene farsi prima di tutto, perché è lei a decidere quasi tutto il resto. Dove abita la musica che ami? Nelle registrazioni che riascolti da anni e nelle canzoni che sai già cantare per intero, oppure su pagine stampate che qualcuno deve aprire?
Tre strade senza spartito
A orecchio è la strada più antica. Ascolti, cerchi sui tasti, sbagli di poco, ti avvicini, trovi. Il canto popolare e il blues si sono tramandati esattamente così, e un orecchio allenato da anni di ricerca sui tasti è attrezzatura seria, non un ripiego. Chi ce l'ha sente che un accordo è sbagliato prima ancora di saper dire perché.
Con le sigle si va altrettanto lontano. Prendi uno di quei libri di canzoni che hanno gli accordi stampati sopra le parole. Sulla pagina trovi delle lettere, C, Am, F, G, perché è così che i canzonieri le stampano, e tu dentro la testa leggi do, la minore, fa, sol. Per ognuna la mano sa già dove andare. Il resto lo decidi tu, se arpeggiare o tenere fermo, quanto basso metterci sotto con la sinistra. Per accompagnare qualcuno che canta è quasi sempre la cosa giusta, ed è così che la canzone italiana viene suonata davvero, dal vivo, anche da parecchi che con quel mestiere ci pagano l'affitto.
Poi ci sono i video, con le note che scendono verso la tastiera. Nuvole bianche di Ludovico Einaudi è stata imparata così da migliaia di persone che lo spartito non l'hanno mai aperto, e funziona per un motivo preciso: la sinistra ripete la stessa figura di accordo spezzato per pagine intere, quindi la mano impara un gesto invece di una sequenza di nomi. Il pezzo cresce per accumulo più che per melodia. La figura torna, torna ancora, la destra aggiunge una nota alla volta, e quello che arriva a chi ascolta nasce proprio dalla ripetizione. Lì l'orecchio ti porta fino in fondo, mentre la lettura ti rallenterebbe soltanto.
Il vantaggio della lettura
Quello che la lettura aggiunge è una cosa sola, e conviene dirla senza gonfiarla: l'indipendenza. Un tutorial esiste solo se qualcuno lo ha fatto. Un arrangiamento a orecchio arriva fin dove arriva il tuo ascolto. La pagina stampata invece è il resoconto più completo che un brano abbia, quali tasti e quando e per quanto e dove il compositore ha voluto che una frase cominciasse, e per aprirla non serve nessun intermediario.
Questo è tutto il vantaggio, e non ce n'è un secondo. Leggere non ti renderà più musicale di chi ti siede accanto e suona a orecchio. Ti apre delle pagine, e le pagine sono tante.
La tessera della biblioteca
La lettura è una tessera della biblioteca. L'edificio è pieno di carta stampata, quattro secoli di musica, e la tessera apre la porta: entri quando vuoi, anche stasera, e tiri giù dallo scaffale quello che ti serve senza aspettare che qualcuno venga a mostrarti come si suona.
All'ingresso non c'è nessun esame di ammissione. La tessera dice soltanto che puoi entrare, ed è una faccenda molto pratica: le fotocopie che i figli portano a casa dalla scuola di musica, il pezzo che hai sentito una volta in un film e che nessuno ha mai messo in un tutorial.
C'è chi non ha mai bisogno di entrare, perché la sua musica abita altrove e sta benissimo dov'è. E c'è la sera in cui il brano che vuoi esiste solo su carta. È lì che la domanda dell'inizio smette di essere teorica.
Musica mista
In casa mia le due cose convivono senza attriti. Ci sono pezzi che leggo dalla pagina perché da solo non ne verrei a capo, e altri che ho trovato con le mani una sera e che sulla carta non ho mai visto. Le due abilità si aiutano più di quanto sembri. L'orecchio ti avverte che quello che hai appena letto suona storto prima che tu faccia in tempo a pensarlo, e la lettura ti spiega perché quell'accordo trovato per tentativi funzionava così bene.
Se decidi di provarci, ho messo per iscritto come si impara a leggere le note, e anche quanto tempo ci vuole davvero, che è la domanda che mi facevo io.
E se invece l'orecchio ti sta già portando dove volevi arrivare, chiudi questa pagina e vai a suonare. Il pianoforte non chiede la tessera a nessuno, e qui non troverai nessun motivo per cominciare.
Scritto dall'autore di Notalune, l'app per iOS nata perché una nota dimenticata non ti blocchi più lo studio: fotografi i tuoi spartiti e i nomi compaiono sopra le note. Quando non è sicura, preferisce lasciare la nota vuota piuttosto che indovinare, e nascondi tutti i nomi con un tocco quando vuoi leggere da solo. Altre guide in Imparare · domande: support@notalune.com.