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Come si impara a leggere le note?

Si impara a strati: prima tre note che riconosci senza contare, poi quello che sta loro intorno, poi le distanze, perché chi legge bene guarda di quanto si sale o si scende da una nota all'altra e i nomi li lascia dove sono. Il resto è abitudine: un poco tutti i giorni, sullo spartito che hai già aperto.

Quei nomi, tra l'altro, sono nati qui. Intorno all'anno Mille un monaco benedettino, Guido d'Arezzo, tracciò delle linee sulla pagina perché un cantore trovasse un'altezza da solo, senza che il maestro gliela intonasse prima. Le sillabe le prese dall'inno a san Giovanni, Ut queant laxis, una per verso: ut re mi fa sol la. Il si arrivò dopo, da Sancte Iohannes, e ut diventò do nel Seicento. I nomi con cui stai litigando sono nati così, come un espediente per insegnare, da qualcuno che trovava la lettura troppo difficile e si mise a renderla imparabile.

Cominciare da tre punti fermi

Un guado si attraversa così: provi le poche pietre che affiorano e passi dall'una all'altra. Nessuno misura il fiume. Il pentagramma si legge nello stesso modo, e le pietre sono tre.

Queste tre vanno sapute in mezzo secondo, senza recitare niente prima. I nomi che continuano a scappare hanno una pagina tutta loro. Finché parti dalla linea più bassa e sali contando, ogni nota ti costa il tempo di tutte quelle sotto di lei, e a metà battuta hai già perso il posto. Ho contato così per mesi. L'abitudine si scioglie quando le togli il lavoro: con un punto fermo lì accanto non resta niente da contare.

Le note sopra e sotto il pentagramma seguono la stessa logica su linee aggiunte una alla volta, i tagli addizionali. La chiave di basso porta una difficoltà in più, che viene dalla memoria già costruita altrove.

Leggere per distanze

Poi ci sono i vuoti fra una pietra e l'altra. È lì che si decide se la pagina scorre.

Chi legge bene, la maggior parte delle note non le nomina. Vede che la successiva sta un gradino più su, o che salta di terza, e la suona partendo da dove aveva la mano un istante prima. Il nome resta a disposizione, senza essere tirato fuori trenta volte per battuta. La differenza vera con chi comincia sta qui, molto più che nel numero di nomi che conosce: riparte da zero a ogni testa di nota, come se ognuna fosse un problema a sé, e quel conto lo paga per tutta la pagina.

Le distanze si allenano guardandole, e sono poche. Linea e spazio vicini, una seconda. Linea e linea successiva, una terza, la figura che l'occhio impara per prima perché gli accordi ne sono pieni. Da lì in poi la pagina somiglia a un profilo che sale, si ferma un attimo e ricade.

L'ordine conta. Senza i punti fermi le distanze non hanno da dove partire, e si resta a metà per mesi senza capire dove ci si inceppa.

Suonare ogni giorno un poco, su musica vera

Venti minuti ogni sera valgono più di tre ore la domenica, per una ragione poco nobile: la domenica passi metà del tempo a recuperare quello che la settimana si è portata via. Quanto tempo serva in tutto è una domanda a parte.

Conta anche su cosa leggi. La Sonatina op. 36 n. 1 in do maggiore di Muzio Clementi, romano, primo movimento: il pezzo che generazioni di allievi italiani incontrano appena chiuso il metodo. Quasi tutto il tempo la sinistra dà una nota sola e poi tace per il resto della battuta, e ogni tanto si scioglie in una fila di crome per una battuta intera. Per chi legge cambia tutto: lì sotto non c'è quasi niente da decifrare e l'occhio resta libero per la destra. Il prezzo però c'è: con così poco da leggere, la sinistra resta indietro. Prima o poi tocca leggerla anche lei, nota per nota.

Il pezzo ticchetta come un piccolo movimento a orologeria, tutto squadrato, con qualcosa di meccanico dentro. Proprio per questo è facile suonarlo giusto e non sentire niente: le note escono tutte al posto loro e la musica resta ferma. Comincia a muoversi quando la destra smette di essere una fila di altezze e diventa una frase con un punto d'arrivo.

Stasera, sulle battute che stai studiando, trova la nota più acuta e la più grave e ricavale dal punto fermo più vicino, misurando la distanza invece di contare dal basso.


Scritto dall'autore di Notalune, l'app per iOS nata perché una nota dimenticata non ti blocchi più lo studio: fotografi i tuoi spartiti e i nomi compaiono sopra le note. Finché i tre punti fermi non sono automatici, Notalune legge la pagina stampata che hai sul leggio e i nomi te li dà lì, senza che tu debba andarli a cercare da un'altra parte. Il riconoscimento avviene sul telefono. È una pietra in più nel guado, e si toglie appena le altre reggono da sole. Quando non è sicura, preferisce lasciare la nota vuota piuttosto che indovinare, e nascondi tutti i nomi con un tocco quando vuoi leggere da solo. Altre guide in Imparare · domande: support@notalune.com.