Che cosa sono i tagli addizionali e come si leggono?
I tagli addizionali sono i brevi segmenti di linea che l'incisore aggiunge sopra o sotto il pentagramma, uno per volta, quando una nota esce dalle cinque linee. Ogni segmento è lungo poco più della testa di nota che deve reggere e cade alla stessa distanza che separa le linee del pentagramma. L'incisore ne disegna tanti quanti ne chiede quella nota, e non uno di più. Per questo un passaggio acuto somiglia a una manciata di trattini sospesi in aria piuttosto che a un pentagramma più alto: ogni taglio è un gradino costruito su misura, largo quanto il piede che dovrà starci sopra. Il do centrale è il gradino più noto di tutti: un taglio sotto il pentagramma in chiave di violino, uno sopra quello in chiave di basso.
Sopra la quinta linea
In chiave di violino la quinta linea porta il fa. Lo spazio sopra è il sol, il primo gradino il la; poi lo spazio, il si, e il taglio successivo il do. La serie prosegue come dentro le cinque linee. È il disegno a cambiare. Dentro il pentagramma le linee corrono da un margine all'altro e ti danno un riferimento continuo. Fuori, ogni nota si porta dietro il proprio pezzetto di linea, e l'occhio deve misurare in aria.
Il Notturno op. 9 n. 2 in mi bemolle maggiore di Chopin lo fa vedere meglio di qualunque tabella. La melodia torna più volte e ogni volta rientra più ornata, e le fioriture salgono ben oltre la quinta linea: la stessa aria, e sopra ogni ritorno qualche trattino in più. Verso la fine la parte alta della pagina è visibilmente più affollata che all'inizio.
La sinistra, intanto, non smette mai di cullare, dodici crome per battuta in quattro gruppi da tre, e ogni gruppo attraversa un tratto largo di tastiera, dalla nota grave agli accordi che le stanno molto più su, mentre la destra canta sopra. Le fioriture dicono la stessa frase una seconda e una terza volta, ogni volta con più insistenza, finché la volata verso la fine non la lascia andare.
Sotto la prima linea del basso
Sotto è tutto simmetrico, solo che si conta all'indietro, e costa qualcosa in più. La prima linea del pentagramma in chiave di basso porta il sol, lo spazio sotto il fa, il primo gradino il mi; poi il re, poi il do, e la mano sinistra è arrivata dove il pianoforte comincia a rimbombare.
Là sotto c'è anche una stranezza tipografica: il gambo della nota punta verso l'alto e sale verso il pentagramma, così i trattini restano appesi in fondo, staccati da tutto. Sono incontri rari, e se quei nomi scivolano via è per quello più che per la memoria (perché dimentichiamo i nomi delle note). La chiave di basso, poi, ha guai tutti suoi, tagli o non tagli, e li ho raccolti in perché la chiave di basso è così difficile.
Alla distanza di un gradino
Ogni gradino vale il nome successivo della serie che abbiamo recitato tutti da bambini, do re mi fa sol la si e da capo. Un taglio, lo spazio sopra, il taglio dopo: tre nomi di fila, in alto come in basso. Fuori dalle cinque linee la regola resta identica, e a cambiare è solo il tempo che ci metti ad applicarla.
Le note a quattro o cinque gradini dal pentagramma sono scomode sul serio. Si contano. Le conta chi ha cominciato l'anno scorso e le conta chi legge musica da trent'anni, più in fretta e senza muovere le labbra, ma le conta. Due trattini l'occhio li prende insieme, cinque li deve percorrere uno per uno, e lassù la pagina non offre appigli.
Dall'incisore alla pagina
La notazione stessa ammette che la faccenda è faticosa. Quando un passaggio richiederebbe troppi tagli, la partitura cambia strada: sopra il pentagramma stampa le note un'ottava sotto il suono reale, con la scritta 8va e una linea tratteggiata che dice fin dove vale. Leggi in basso e suoni in alto. Sotto il pentagramma vale lo stesso patto rovesciato, ed è il caso che tocca alla mano sinistra: la scritta 8va bassa, oppure 8vb, e le note stampate un'ottava sopra il suono reale, così leggi in alto e suoni in basso. Superata una certa distanza una pila di trattini non si conta più a colpo d'occhio, e vale per chiunque legga, professionisti compresi.
Tutto questo qualcuno l'ha deciso. Quanto è lungo il trattino e quanto deve sporgere ai lati della testa di nota; quanta aria lasciare fra un taglio e il successivo perché l'occhio li distingua senza fermarsi. Scelte prese in tipografia, con lo stesso criterio con cui un falegname decide pedata e alzata di una scala. E la convenzione che ti risparmia una pila di nove tagli è nata perché nove tagli erano illeggibili anche per loro, che la musica la leggevano tutto il giorno.
Scritto dall'autore di Notalune, l'app per iOS nata perché una nota dimenticata non ti blocchi più lo studio: fotografi i tuoi spartiti e i nomi compaiono sopra le note. Anche le note appollaiate sui tagli addizionali, sopra e sotto il pentagramma, ricevono il loro nome. Quando non è sicura, preferisce lasciare la nota vuota piuttosto che indovinare, e nascondi tutti i nomi con un tocco quando vuoi leggere da solo. Altre guide in Imparare · domande: support@notalune.com.