Perché la chiave di basso è così difficile da leggere?
Perché è la stessa città disegnata una seconda volta, in un'altra scala: le strade le conosci, ma ogni nome è finito su un altro angolo. Ti avranno detto che è questione di pratica, e che se non ti entra è perché non l'hai letta abbastanza. È vero, e non è poco. Solo che non spiega la cosa che pesa di più: perché la seconda chiave sia più dura della prima, quando anche la prima l'hai imparata partendo da zero. È di quel divario che parla questa pagina. Faticare qui è normale, e la ragione sta nella pagina prima che in te.
La chiave di basso è la stessa città disegnata un'altra volta
Il pentagramma non cambia mai: cinque linee, quattro spazi. Cambia il cartello all'ingresso. La chiave di violino dice che la seconda linea dal basso è un sol; la chiave di basso, o chiave di fa, dice che il fa sta sulla linea fra i suoi due punti, e da lì cambia il nome a tutte le altre. Stesso reticolo, altra scala. La città la conosci. Questo disegno no.
I guai cominciano quando i due disegni si sovrappongono. L'occhio ha automatizzato per prima la chiave di violino, e automatizzato vuol dire che non decidi più niente: la seconda linea significa sol prima ancora che tu abbia finito di guardarla. Poi arriva la chiave di basso, e la stessa linea dice si. La seconda risposta è giusta quanto la prima, ma ogni volta deve farsi largo contro di lei. Non è la chiave, è l'interferenza.
Il violoncellista, quasi sempre, tiene aperto un disegno solo. Il pianista li tiene aperti tutti e due, uno per mano, sullo stesso sistema, e dentro la stessa battuta l'occhio scende di due centimetri e cambia tutte le risposte.
La mano sinistra riceve molte meno pagine da leggere
Apri un metodo qualunque e guarda dove comincia. In alto. Le prime pagine stanno tutte sul pentagramma superiore, la sinistra entra più tardi, e quando entra le viene dato poco: una fondamentale tenuta per due battute, un accordo che cambia una volta per sistema. E nella musica che poi vuoi suonare, a cantare è quasi sempre la destra.
Prendi una pagina qualsiasi del tuo metodo e conta: quante note diverse legge la destra, quante ne legge la sinistra. Quel conto spiega da solo la lentezza, senza scomodare il talento. Un nome che si incontra di rado sbiadisce, ed è l'argomento di perché si dimenticano le note.
C'è anche una scorciatoia, e non si fa notare. Sotto si legge poco perché spesso non serve: vedi tre note impilate, la mano prende la forma dell'accordo, e l'hai suonata senza nominare niente. Funziona. E intanto la sinistra non impara a leggere.
Tre note reggono tutto il rigo inferiore
Bastano poche note, ma sapute come i due o tre incroci che riconosceresti al buio. Il fa te lo indica la chiave stessa: sta sulla linea che passa fra i suoi due punti, ed è per questo che si chiama anche chiave di fa. La pagina non si prende la briga di dirti nessun altro nome.
Il do centrale sta un taglio addizionale sopra il pentagramma inferiore, ed è la stessa identica nota che sta un taglio addizionale sotto quello superiore. Lì i due disegni si toccano: quando la vedi come una nota sola e non come due, il sistema smette di essere due pagine incollate.
E il sol, sulla linea più in basso di tutte. Da queste tre ci si sposta per gradi e per salti corti, senza ricominciare a contare dal basso. Che leggere sia più un misurare distanze che un dare nomi è il tema di come si impara a leggere le note.
Il minuetto insegna più di un esercizio
Il Minuetto in sol maggiore BWV Anh. 114, quello del Quaderno di Anna Magdalena Bach che oggi si attribuisce a Christian Petzold e non a Bach, sta qui per un motivo: la mano sinistra cammina. Una voce vera, nota per nota, al posto dei soliti accordi tenuti. E non la puoi indovinare dall'armonia, perché l'armonia la sta facendo lei. Se sbagli un nome lì sotto, si sente.
Il motivo per cui uno lo suona è un altro. A cantare è la destra, ma sotto non c'è un accompagnamento fermo: la sinistra si muove nota per nota, con un disegno suo, e non si limita a segnare il tempo. Sembra una musichetta per principianti. Poi suoni le due mani pari e senti una voce, non un sostegno. Per questo la sinistra non si può fingere.
Una cosa piccola, se vuoi: cinque minuti al giorno, solo mano sinistra, su pagine più facili di quelle che studi, per due settimane. Leggi ogni nota, invece di lasciare che la mano prenda la forma dell'accordo; per i nomi che restano incerti c'è controllare le note quando studi da solo. Dopo due settimane non sarà diventata facile. Noterai una cosa sola: che non ti irrigidisci più un istante prima di scendere al rigo inferiore.
Scritto dall'autore di Notalune, l'app per iOS nata perché una nota dimenticata non ti blocchi più lo studio: fotografi i tuoi spartiti e i nomi compaiono sopra le note. Ogni lettura comincia dalla chiave, perché una chiave letta male darebbe il nome sbagliato a tutta la pagina. Quando non è sicura, preferisce lasciare la nota vuota piuttosto che indovinare, e nascondi tutti i nomi con un tocco quando vuoi leggere da solo. Altre guide in Imparare · domande: support@notalune.com.