Notalune

Come faccio a ricordare i nomi delle note?

I nomi restano quando smetti di calcolarli e cominci a riconoscerli, e a fissarli è il suono: dici il nome, premi il tasto, ascolti la nota che ne esce. La filastrocca do re mi fa sol non è un errore e all'inizio non la evita nessuno. Ha un prezzo, però, e lo paghi intero su ogni singola nota.

La destra si ferma a metà battuta, un dito appoggiato sopra il tasto senza premerlo. La sinistra tiene ancora l'accordo, il mignolo giù sul basso, il pedale abbassato. Sottovoce, così piano che di là nessuno lo sentirebbe: do re mi fa sol. È un sol. Lo sapevi che era un sol. La serie l'hai fatta tutta lo stesso, per sicurezza.

Quanto costa la rincorsa?

All'inizio funziona così. Parti dal do centrale, o dalla linea più vicina che riconosci al volo, prendi la rincorsa lungo la serie recitata, do re mi fa sol, e atterri sulla nota che hai davanti. È un metodo onesto e funziona quasi sempre.

Il conto arriva quando le note diventano tante. Una rincorsa dura un secondo, forse meno. Su una battuta piena ne servono cinque o sei, e la battuta dura due secondi. La rincorsa poi non si prende di nascosto mentre le mani vanno avanti: si prende al posto di suonare. Le dita, intanto, sarebbero pronte. Chi legge in scioltezza ha smesso di ripartire da capo, e ci ha messo mesi. Come si impara a leggere le note segue quella costruzione dal principio; qui guardo una cosa sola, la rincorsa, e cosa le succede.

Come si accorcia?

Si accorcia da sola, a una condizione: che tu passi sulla stessa nota molte volte, sempre nello stesso punto del pentagramma. Per questo la filastrocca sparisce presto sulle note in mezzo al pentagramma, e resiste per anni su quelle che capitano una volta ogni tanti mesi, in cima ai tagli addizionali. Lì il motivo è aritmetico: quelle note le incontri troppo poco perché la rincorsa faccia in tempo ad accorciarsi, e quel conto sta tutto in perché si dimenticano le note. In chiave di basso la rarità conta, ma non basta a spiegare la fatica: il resto lo dice la sua pagina.

Si vede bene all'inizio di Per Elisa. Beethoven fa oscillare nella destra due note vicine, mi e re diesis, avanti e indietro, e poi lo rifà, e lo rifà ancora. La prima volta le nomini tutte e due. Alla quinta ne nomini una sola. Alla ventesima non stai nominando più niente: l'occhio vede due altezze, una sopra e una sotto, e la mano sa già quali tasti sono. Quella cosa lì ha un nome, riconoscimento, ed è un'operazione diversa dal richiamare qualcosa alla memoria: il richiamo parte da un punto e fa tutta la sua strada per arrivare, il riconoscimento ce l'hai addosso prima ancora di aver deciso di cercarlo.

Per mesi mi sono ripassato i nomi lontano dal pianoforte, con la pagina appoggiata sul tavolo di cucina. Li sapevo dire tutti, in ordine e anche saltando. Poi mi sedevo allo strumento e non tenevano.

Perché il suono fa la differenza?

Un nome imparato come etichetta isolata non ha niente sotto. «Terzo spazio della chiave di violino uguale do» è un'informazione vera e senza ganci: la ripeti, la sai per due giorni, poi se ne va insieme a tutte le altre cose vere che non servono a niente. Un nome tiene quando è appeso a qualcosa che è successo davvero.

Di' il nome ad alta voce. Poi premi il tasto e ascolta la nota fino a quando smette. Sono due secondi, e in quei due secondi la posizione sulla carta e la parola e il suono si legano insieme. Quando il nome non ce l'hai e la rincorsa non basta, Notalune te lo dice sullo spartito stampato che hai davanti, senza alzarti dallo sgabello.

E qui Per Elisa restituisce il favore. Quelle due note che si scambiano non stanno in piedi da sole: oscillano senza decidersi, e diventano musica soltanto quando la sinistra mette sotto un la mi la e dà loro un fondo su cui posarsi. Più avanti il brano entra in fa maggiore e la luce cambia di colpo. È il punto in cui quasi tutti si fermano e ricominciano da capo, solo per risentirlo. Un nome legato a quel momento non lo perdi. Sul tavolo di cucina quel momento non c'era.

Una sera, fra qualche mese, niente di speciale: la stessa pagina di sempre. Sei tre note oltre quella che ti chiedeva la rincorsa quando ti accorgi di non averla presa.


Scritto dall'autore di Notalune, l'app per iOS nata perché una nota dimenticata non ti blocchi più lo studio: fotografi i tuoi spartiti e i nomi compaiono sopra le note. Ogni nota nominata mentre sei seduto allo strumento è un passaggio in più su quella nota, dentro il brano che stai suonando, ed è così che la rincorsa si accorcia. Quando non è sicura, preferisce lasciare la nota vuota piuttosto che indovinare, e nascondi tutti i nomi con un tocco quando vuoi leggere da solo. Altre guide in Imparare · domande: support@notalune.com.