Notalune

Come torno a leggere le note da adulto?

Ricominci da musica che conosci già a orecchio, molto sotto il livello che avevi allora, e riattacchi i nomi al pentagramma mentre la suoni. In fondo al cassetto c'è ancora lo spartito di allora. Le diteggiature sono a matita, con una grafia da bambino, e qualcuna è sbagliata: un 3 dove ci vorrebbe un 4. Un angolo di pagina è piegato, e a piegarlo è stato qualcuno che non sei più del tutto tu.

Ti siedi e cominci. Dopo quattro battute sei già in ritardo su te stesso. Non parti da zero, però. Conviene essere precisi su cosa è rimasto e cosa no.

Lo suonavi a sedici anni

Lo spartito che si apre per primo è quasi sempre lo stesso: il primo movimento della Sonata op. 27 n. 2 di Beethoven, quella che da noi si chiama al chiaro di luna. Il soprannome è di Rellstab, non di Beethoven, che l'aveva intitolata Sonata quasi una fantasia. A sedici anni c'eri quasi arrivato, ed è proprio per questo che è la scelta sbagliata per la prima sera.

Guarda l'armatura: quattro diesis, fa do sol re. Poi guarda le alterazioni che quella tonalità si porta dietro: mi diesis, si diesis, nomi che su una pagina per principianti non compaiono mai e che qui vai a prendere uno per uno. La mano sinistra tiene ottave lunghe giù in chiave di basso, ed è la parte comoda della pagina. Il lavoro sta nella mano destra, che porta insieme la melodia e le terzine e non si ferma mai, mentre stai ancora decidendo come si chiama quella nota alterata.

In testa al movimento Beethoven ha scritto una frase in italiano, che noi leggiamo senza traduzione: si deve suonare tutto questo pezzo delicatissimamente e senza sordino. Smorzatori alzati, pedale giù dall'inizio alla fine: le terzine non si puliscono mai e il movimento galleggia in un velo costruito apposta. Adagio sostenuto. Lento non vuol dire facile, e chi torna lo scopre qui.

Capisco la pagina, la pronuncio a fatica

Il dialetto dei nonni funziona esattamente così. A tavola lo capivi tutto, comprese le prese in giro, e senti ancora quando qualcuno lo sbaglia; una frase tua, però, non la sai mettere insieme: è rimasta la comprensione e se n'è andata la produzione. A chi ha smesso di leggere le note da ragazzo succede la stessa cosa.

Fai l'inventario. Più in alto sul pentagramma vuol dire più acuto, e quello non lo perde nessuno. Il ritmo ha ancora una forma prima di essere contato, e le mani la geografia della tastiera la sanno meglio di quanto ammettano.

Se n'è andata la prontezza. Il nome non arriva più da solo, lo devi andare a prendere, e intanto la battuta è passata. I nomi rari arrivano in ritardo, o non arrivano. Quasi tutta la chiave di basso si è fatta straniera, e di quello che l'armatura di chiave fa a certe note resta un'idea vaga. È il modo ordinario in cui un nome si spegne (perché i nomi si dimenticano).

Quello che hai costruito allora conta ancora. Kopiez e Lee (2008), su 52 pianisti, hanno trovato che la lettura a prima vista acquisita entro i quindici anni resta uno dei migliori predittori di come si legge da adulti, insieme alla velocità con cui si elabora la notazione. Veloce non sarà, ma stai risvegliando qualcosa invece di costruirlo da capo.

Kopiez e Lee (2008), Music Education Research 10(1), 41-62, ERIC EJ784327.

Ricomincio più in basso di quanto vorrei

L'orgoglio è l'abitudine che a chi torna costa di più. Ti ricordi che cosa suonavi a sedici anni, stampi esattamente quello, avanzi nota per nota a tre battute al minuto e ti alzi dallo sgabello convinto di aver perso tutto. Quella lettura è soltanto ferma da vent'anni, e per ripartire le serve una pagina abbastanza facile da suonare a tempo.

Comincia allora sotto il punto in cui ti eri fermato, più sotto di quanto ti sembri dignitoso, e scegli musica che il tuo orecchio conosce già. Su un brano familiare l'orecchio sa dove va la frase e ti tira avanti mentre l'occhio esita, più lontano di qualunque esercizio. Io sono tornato per questa strada (com'è andata).

Quando un nome non viene, verificalo (come controllarsi da soli). Notalune fa la parte meccanica: per qualche sera leggo la pagina con i nomi addosso, poi, appena la battuta si regge da sola, li spengo e passo a quella dopo. Una pagina per volta, finché la stampella non serve più (come funziona).

Riconosco i miei errori di allora

Torna alla matita. Dopo qualche settimana scopri che quel 3 della terza battuta era sbagliato già allora, e che forse te lo avevano detto. Adesso lo vedi da solo. Le dita sono più impacciate di allora e la testa più sveglia: ti accorgi quando stai andando a memoria invece di leggere, e ti fermi.

Quello che sei adesso è un lettore fuori esercizio, e la seconda volta costa meno della prima.


Scritto dall'autore di Notalune, l'app per iOS nata perché una nota dimenticata non ti blocchi più lo studio: fotografi i tuoi spartiti e i nomi compaiono sopra le note. Chi torna dopo anni la usa soprattutto sulla mano sinistra e sulle note che l'armatura altera, che sono le prime a spegnersi e le ultime a tornare. Quando non è sicura, preferisce lasciare la nota vuota piuttosto che indovinare, e nascondi tutti i nomi con un tocco quando vuoi leggere da solo. Altre guide in Imparare · domande: support@notalune.com.